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Cerchi concentrici sul Monte Sambucaro - Aggiornamento del 14 marzo 2012

Misteriosi cerchi di pietra su Monte Sambúcaro

di

Maurizio Zambardi

 

Giovedí 6 settembre 2008, mi arriva un messaggio telefonico dal mio amico Giuseppe Vendittelli di San Vittore Del Lazio: «Ciao Maurizio, richiamami appena possibile». Cosa che faccio immediatamente. Peppino, che è un appassionato di storia del suo paese, mi dice che deve farmi vedere delle foto scaricate da Google1. Chiedo di cosa si tratti e lui mi parla di misteriosi cerchi concentrici, visibili dalle foto satellitari, localizzati in località Contrada Masenardi, nei pressi di Croce di Macchia, su Monte Sambúcaro. Mentre Peppino mi parla, fantastico con la mente e penso ad una grossa tomba a tumulo, considerato che siamo nei pressi del recinto fortificato di età sannitica di Colle Marena Falascosa. Poi, però, quando chiedo a Peppino il massimo diametro dei cerchi e lui mi risponde che dovrebbe aggirarsi su un centinaio di metri, allora mi vengono forti dubbi ed escludo in parte l’ipotesi del tumulo.

Ritengo allora necessario vedere le foto e fare quindi un sopralluogo. Ricevo però le foto, via e-mail, solo quando ormai è troppo tardi per fare un sopralluogo e, purtroppo, so che neanche il giorno dopo potrò andarvi per via di impegni improrogabili.

In tarda serata comunque ho l’occasione di incontrare Peppino Vendittelli, che, insieme a Vittorio Casoni, sindaco di San Vittore del Lazio, e a Peppino Valente, sono passati a trovarmi. Parliamo dei cerchi e facciamo anche delle ipotesi su cosa possano essere. Una cosa comunque è certa: l’argomento merita di essere approfondito. Prendo un appuntamento di massima con Peppino Vendittelli per i giorni successivi per un sopralluogo, ma la curiosità è troppo forte in me. E cosí sabato mattina, nonostante il tempo minacci tempesta, sveglio mio figlio Stefano, che mi aveva chiesto di accompagnarmi nel sopralluogo, ci equipaggiamo con scarponi, zainetto, macchina fotografica e strumenti metrici e partiamo alla ricerca dei cerchi misteriosi. C’è un inconveniente, però, non riesco a stampare le foto tratte da Google, quindi devo rintracciare il posto a memoria, ma ciò non mi scoraggia perché conosco il luogo, e ho capito bene dove andare a cercare. Percorriamo in macchina la strada che porta alla Radicosa, poi prendiamo il sentiero di San Leonardo, e ci fermiamo nei pressi delle costruzioni agro pastorali, di cui mi sono già occupato in passato2. Dopo aver parcheggiato, superiamo la grossa area rettangolare usata per la raccolta delle acque piovane, e iniziamo a salire su per una piccola altura tondeggiante priva di vegetazione. Poco distante una mandria di mucche interrompe il brucare e ci osserva incuriosita. Arrivati quasi nel punto piú alto riconosco i cerchi osservati dalle foto satellitari. Cerco con gli occhi freneticamente qualche elemento che mi faccia capire cosa siano quei cerchi. Ed ora prima di fare delle ipotesi ritengo opportuno farne una descrizione.

 

I cerchi si trovano non proprio alla sommità dell’altura (quota 682 m.), ma leggermente spostati di una decina di metri piú a nord. A poche centinaia di metri a sud vi è la dorsale occidentale di Monte Sambúcaro, dove si può ammirare in tutta la sua bellezza il lungo tratto di mura facente parte del recinto in opera poligonale di Colle Marena Falascosa3.

I cerchi, se ne contano sei o sette, sono concentrici e sono ottenuti dall’alternanza di canali anulari, larghi un metro circa e profondi da 30 a 40 cm, scavati nel terreno roccioso, e da anelli pieni ottenuti da ciò che rimane del suolo tra i canali scavati. Lo spessore di questi ultimi si aggira intorno a 2,5 metri. I bordi di questi canali circolari sono rimarcati da uno o due filari sovrapposti di

pietre di dimensioni che variano dai 20 a 50 cm circa. Il cerchio piú interno ha un diametro di circa 1,20 metri, mentre quello del cerchio massimo supera i 50 metri.

Nella parte piú estrema dei cerchi ed anche al di fuori dei cerchi stessi si notano conficcati nel terreno dei grossi picchetti di metallo inclinati di circa 45 gradi rispetto al terreno. Alcuni si trovano da soli altri sono posti a meno di un metro tra loro formando cosi coppie di paletti. Una coppia è formata da picchetti in ferro arrugginito, gli altri sono formati da ferro zincato. Questi ultimi hanno una sezione trasversale a “T”, (le ali e l’anima sono entrambi pari a 8 cm, mentre lo spessore è pari 0,8 cm). È evidente nella parte superiore dei picchetti l’ammaccatura provocata dai colpi di un grosso “mazzuolo” per essere conficcati nel terreno. La loro posizione inclinata in maniera opposta al centro dei cerchi conferma la loro funzione di picchetti a cui certamente erano agganciati grossi cavi-tiranti. Funzione testimoniata anche dalla presenza di due fori, del diametro di 2 cm, distanti tra loro 8 cm. Altri picchetti potrebbero essere stati asportai.

Nell’estremità sud dei cerchi vi sono i resti di una piccola costruzione agro pastorale, di forma quadrangolare, realizzata con pietrame sovrapposto senza l’uso di malta. Proviamo ora a fare qualche ipotesi su cosa potrebbero essere questi misteriosi cerchi. Una prima ipotesi è che potrebbero essere serviti per il posizionamento di una grossa antenna ripetitore o cose simili. E quindi risulterebbero giustificati anche i grossi picchetti. Mentre i cerchi incavati avrebbero avuto la funzione di drenaggio delle acque. Da questo punto, infatti, si domina gran parte della Valle del Liri, compreso Montecassino e Cassino, Monte Cairo ed anche Cervaro. Un’altra ipotesi è che risalgano alla seconda guerra mondiale. Ma il fatto che dei cerchi non se ne ha traccia in una foto aerea dell’IGM, del 1975, porta ad escludere la loro realizzazione durante la seconda guerra mondiale. Anche se l’area doveva avere una certa importanza dal punto di vista strategico militare. Come testimoniato nella parte nord-ovest dell’altura, dove sono visibili molti mucchietti di pietre1, utilizzati certamente come postazioni militari. La cosa è suggerita anche dalla presenza di molte scatolette di latta arrugginite, riportate alla luce da qualcuno che ha già perlustrato di recente l’area con un rilevatore di metalli.

Ci auguriamo, comunque, che qualche lettore possa dirci qualcosa in piú.


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Cfr. E. Pistilli, Aquilonia in San Vittore del Lazio, Cassino 2003; M. Zambardi, Recinti fortificati di età sannitica su Monte Sambucaro e su Monte Santa Croce a Venafro, in “Le antiche città scomparse”, San Vittore del Lazio, 28 ottobre 2007, (Atti del convegno), pp. 135-184.