Tutti
ad attendere, in Piazza San Pietro a Roma, gli auguri del Papa in 63
lingue. Erano presenti anche diversi esperantisti, come ogni anno, riconoscibili dai cartelloni che
componevano, uniti, la parola "ESPERANTO". Il gruppo è stato ripreso
dalla televisione italiana e le immagini hanno fatto il giro del mondo.
Unica nota stonata: i giornalisti, chiamati a commentare l'evento, che
maleducatamente, hanno coperto le parole pronunciate dal Papa mentre
porgeva gli auguri nelle diverse lingue.
Ma la notizia più interessante è questa:
il New York
Times in un primo momento ha diffuso sul proprio sito il comunicato
stampa, che con entusiasmo molti esperantisti hanno segnalato fra i
loro gruppi, in cui veniva evidenziata la notizia che il Papa
aveva pronunciato gli auguri anche in esperanto. Tempo un paio d'ore ed
il termine "esperanto" è scomparso, ingiustificatamente, dal
comunicato.
Qui
potete leggere l'articolo modificato dalla censura:
articolo New York Times
e qui in formato PDF
Qui, invece potete scaricare l'articolo in formato PDF
riportato da un'altra agenzia, in cui il termine "esperanto" non è
stato censurato:
articolo
integrale, ma non del New York Times
L'esperanto e gli esperantisti difendono
tutte le
culture e tutte le lingue del mondo, compreso l'inglese, ma non c'è
reciprocità da parte dell'inglese, che vede in pericolo il proprio
predominio e i privilegi del suo popolo, proprio nella diffusione
dell'esperanto, lingua di facile apprendimento ed alla portata di tutti.
C'è quindi un "Grande Fratello" che controlla
l'avanzamento dell'esperanto e tenta di impedirne la sua diffusione.
Dunque: Davide contro Golia. Fortunatamente a vincere sono
sempre
i giusti ma la strada è faticosa e densa di
ostacoli. Sta a
noi tutti far sentire la nostra voce, evidenziando soprattutto quello
che viene fatto "contro l'esperanto", spiegandone i motivi: toccare gli
interessi dei potenti per garantire uguaglianza tra i popoli, le loro
culture, le loro lingue, significa contrastare il predominio
economico-militare della potenza mondiale di turno, oggi appunto, gli
Stati Uniti, come ieri furono altre nazioni.


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